CARAVAGGIO RISPLENDE NELLA PIÈCE DI CERIANI AL TEATRO GHIONE

Porto Ercole, 18 luglio 1610, disteso su un giaciglio è Primo Reggiani nelle vesti di Michelangelo Merisi da Caravaggio, nel racconto negli ultimi istanti della sua vita.

È il “Caravaggio maledetto” di Ferdinando Ceriani che firma la regia, libero adattamento tratto da “Caravaggio, probabilmente” di Franco Molè, lo spettacolo teatrale, andato in scena al Teatro Ghione dal 29 febbraio al 3 marzo, che ha emozionato gli spettatori nella narrazione di uno degli artisti che maggiormente ha rivoluzionato la pittura e il senso dell’arte.

Morente e delirante, l’artista viaggia con la mente, ripercorrendo i momenti della sua geniale e sregolata esistenza, in un ciclo continuo di flashback e rievocazioni storiche. A partire da quando giunse a Roma, poco più che ventenne, subisce povertà e miseria, fino al periodo artistico più fervente con il cardinal Del Monte, suo protettore e committente, che lo accoglie nella sua residenza del tempo. Si susseguono, così, squarci della vita d’artista, nella Roma buia e violenta in cui Caravaggio, brutale e selvaggio, tra risse e giochi d’azzardo, riesce a realizzare la prima opera pubblica, la vocazione di San Matteo e l’intero ciclo pittorico nella Cappella Contarelli, presso la Chiesa di San Luigi dei Francesi. Sul fondo del palcoscenico, la proiezione delle sue opere, dalla quale emerge la sua eccezionale sensibilità artistica, dipingendo dal vivo personaggi sacri con il volto dei cosiddetti “miserabili” (poveri, ladri, barboni) e con l’uso sapiente e scenografico della luce.

Tra le prostitute che amabilmente frequentava, emerge Lena, la famosa popolana, interpretata da Francesca Valtorta, che ha dato il volto alle sue madonne più note: la Madonna dei Pellegrini, la Madonna dei Palafrenieri, la Morte della Vergine, Giuditta e Oloferne.
Egregia la presenza scenica di Fabrizio Bordignon nell’interpretare più ruoli, dal pescatore che ritrova Caravaggio a Porte d’Ercole, al mercante Valentino al Cardinale del Monte. Tre gli attori, costantemente in scena per 75 minuti, che restituiscono ai propri personaggi un’immagine chiara e coerente con il contesto storico vissuto da Caravaggio. L’opera in sé risulta coinvolgente e ben curata, in una scenografia per così dire essenziale, fatta di pochi elementi, in grado di orchestrare un vero e proprio teatro dei contrari. Buio e luce, vecchiaia e giovinezza, vita e morte, forza e fragilità.

In una sola parola: Caravaggio!

 

A cura di Stefania Malerba 

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